Comunicato stampa UNCM – Giustizia e Avvoctura

L’Unione Nazionale Camere Minorili, pur prendendo atto del momento di profonda crisi che sta attraversando il paese, esprime profonda preoccupazione per i recenti provvedimenti che riguardano la giustizia e l’avvocatura.
Gli attacchi che da diversi anni vengono rivolti alla professione forense hanno avuto l’effetto di svilire e mortificare la “funzione sociale” che l’avvocato in generale, e l’avvocato dei minori e della famiglia in particolare, esercita nella società civile.
Invero, la rappresentazione negativa della professione forense, incoraggiata dai media, fornisce una immagine “fuorviante” che mal si concilia con il ruolo che il difensore ricopre a tutela delle persone in generale e dei soggetti deboli in particolare.
L’U.N.C.M. evidenzia, al riguardo, che l’avvocato minorile e di famiglia, che interviene nei procedimenti civili (minorili e di famiglia) e nel processo penale in difesa del minore (imputato/vittima di reato) ovvero che viene nominato tutore/curatore speciale del minore, oltre ad esercitare il proprio ruolo tecnicoprofessionale in materie assai delicate (c.d. sensibili), svolge quotidianamente un’ineliminabile “funzione sociale” e/o di “mediazione sociale”.
Sono anni, ormai, che le Riforme messe in atto dai vari Governi che si sono succeduti tendono, in un modo o nell’altro, a relegare ai margini la figura dell’avvocato.
Si è iniziato dapprima ponendo dei seri limiti al funzionamento del patrocinio a spese dello Stato, con liquidazioni che intervengono a distanza di anni dalla conclusione dei processi, con serie conseguenze sui cittadini che rischiano di vedersi privati di uno strumento nato a loro tutela.
Si è continuato poi aumentando negli anni il contributo unificato col chiaro intento di limitare il ricorso alla giustizia, completando l’opera con la recente istituzione della media conciliazione obbligatoria, altro balzello a discapito del cittadino ancor prima che dell’avvocato.
Per venire alle ultimissime, l’U.N.C.M. ritiene che in un clima generale già così pesante introdurre i soci di capitale nelle società tra professionisti non fa altro che limitare la libertà dell’avvocato, che rischia di essere fortemente compressa dai poteri forti.
Equiparare la difesa ad una “merce” o ad un “prodotto”, che può variare per qualità e prezzo, significa dimenticare che l’avvocato rappresenta un “presidio di libertà” a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e, in particolare, delle fasce più deboli della società.
Anche l’eliminazione degli Ordini Professionali, che allo stato sembrerebbe scongiurata, rischia di risolversi in una ulteriore penalizzazione per gli avvocati che finirebbero per essere privati dei loro organismi di “autoregolamentazione”, con conseguente privazione della loro libertà di azione e di pensiero.
Prevedere all’interno della geografia giudiziaria la soppressione dei Tribunali c.d. Minori mutuando la fredda logica della produttività economico-aziendale, senza tenere conto del criterio di efficienza e della pesante ricaduta socio-economica sui territori interessati, oltre a non comportare un reale risparmio, significa privare di fatto i cittadini del diritto alla giustizia.
Si aggiunga, in proposito, che gli effetti di un progetto di “smantellamento” siffatto sarebbero deleteri proprio nei procedimenti riguardanti i minori e la famiglia, atteso che in tale ambito la giustizia dovrebbe essere vicina e “prossima” al cittadino.
I recenti provvedimenti governativi, in altre parole, rischiano di compromettere gravemente la funzione di difesa che l’Avvocatura svolge secondo il dettato costituzionale.
Sono altre le Riforme di cui la politica dovrebbe occuparsi, come ad esempio la effettiva razionalizzazione del sistema giustizia attraverso l’accelerazione del processo telematico (in materia civile e penale), la cui piena attuazione comporterà un considerevole risparmio di risorse e una più efficace utilizzazione del personale, con conseguente migliore funzionamento della macchina nel suo complesso ed esaurimento dei processi in tempi “ragionevoli”.
Sarebbe necessario, inoltre, valorizzare il diritto alla difesa sancito dalla Costituzione e il mantenimento delle regole processuali quali fondamentali principi di giustizia, equità e democrazia, sviluppando nel contempo un diverso modo di affrontare la tutela dei diritti laddove oggetto della controversia siano le relazioni tra le persone.
L’U.N.C.M. ritiene che i problemi non si possano risolvere con soluzioni tampone, ma con una Riforma seria della Giustizia nel suo complesso, ed auspica che il Governo apra un “tavolo permanente” cui siano invitati a sedere stabilmente i rappresentanti dell’avvocatura, e ciò al fine di aprire un confronto costruttivo, di concordare soluzioni finalizzate ad una maggiore efficienza del sistema giustizia e di promuovere un’effettiva specializzazione della professione che tenga conto della complessità della situazione attuale.

Bari – Roma, 15 dicembre 2011

Il Presidente
Avv. Luca Muglia

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